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Dubbi su teoria accordi

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  • Dubbi su teoria accordi

    Ciao ragazzi! Sto provando a studiare un po' di teoria musicale sul manuale di Stefano Lanza anche se, avendo 0 basi, a volte mi trovo completamente nel pallone. Ho iniziato da poco la parte sull'armonia e mi sono bloccato su questa parte relativa agli accordi:
    "Gli accordi fondamentali si possono presentare in diversi STATI o ASPETTI, cioè con diverse disposizioni delle note, che si distinguono per la cifratura degli intervalli che le formano. Si dicono accordi diretti quelli costituiti di intervalli dal basso tutti dispari, ossia di terze sovrapposte. Si dividono in 5 CLASSI secondo il numero di note che li formano".
    Gli stati e le classi sono due cose totalmente differenti? Riuscereste a spiegarmelo meglio? :(

  • #2
    Certo che caspita, ogni volta scopro modi sempre più complicati per insegnare teoria.
    La tua confusione è il segno evidente che uno che non ha basi neanche nozionistiche per poter solo comprendere certe cose non può ancora afferrare pienamente certi concetti e saperli poi applicare in maniera autonoma... Io stesso non ho mai sentito parlare di questa classificazione degli accordi.
    Con questo non ti consiglierei assolutamente di buttare il libro che hai nella pattumiera, semplicemente è possibile che sia ancora troppo difficile per te da capire. Avresti dovuto iniziare con un libro dal linguaggio più comprensibile e che arrivi direttamente al punto. Libri così ce ne sono a pacchi, non saprei consigliartene uno in particolare dato che col metodo di studio che ho intrapreso ho un po' superato quella fase elementare di formazione dell'accordo, ma qui dentro è pieno di gente molto più preparata di me che ti saprà aiutare.

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    • #3
      Ciao, sinceramente neanch'io riesco a comprendere a pieno questa spiegazione perché quando ho studiato come si formano gli accordi l'ho fatto in maniera differente e sicuramente più semplice. Come dice Cthulhu prenderei un libro più semplice e diretto.

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      • #4
        Io cercherei un altro libro.

        Non ho mai letto/visto/ascoltato la teoria musicale spiegata in una maniera così folle.

        Se lo scopo era quello di complicare le cose direi che ci è riuscito benissimo.

        Il fatto che gli accordi si presentino con diversi "ASPETTI" è una roba eccezionale. Sicuramente è un chitarrista

        Poi magari è un fenomeno, per carità, ma non sono assolutamente d'accordo con questo modo di spiegare le cose.

        Ti direi di comprare un semplicissimo "Fondamenti teorici dell'arte musicale moderna" di Apreda e sei a posto.

        E' il primo libro ad essermi venuto in mente ma ce ne sono tanti.

        Saluti.

        Ale

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        • #5
          Citazione da Gaabriieel Visualizza il messaggio
          Ciao ragazzi! Sto provando a studiare un po' di teoria musicale sul manuale di Stefano Lanza anche se, avendo 0 basi, a volte mi trovo completamente nel pallone. Ho iniziato da poco la parte sull'armonia e mi sono bloccato su questa parte relativa agli accordi:
          "Gli accordi fondamentali si possono presentare in diversi STATI o ASPETTI, cioè con diverse disposizioni delle note, che si distinguono per la cifratura degli intervalli che le formano. Si dicono accordi diretti quelli costituiti di intervalli dal basso tutti dispari, ossia di terze sovrapposte. Si dividono in 5 CLASSI secondo il numero di note che li formano".
          Gli stati e le classi sono due cose totalmente differenti? Riuscereste a spiegarmelo meglio? :(
          Ciao io da vent'anni da pianista jazz professionista che ho studiato anche armonia avanzata questa degli Stati e aspetti non l'avevo ancora sentita. Sembra una roba che serve solo a mettere confusione. Gli accordi non sono altro che la costruzione delle note della scala anziché con intervalli di seconda, generalmente con intervalli di terza (i quartali sono un'eccezione) in posizione di fondamentale. Ovvio che i rivolti produrranno intervalli di quarta e di sesta. Alcune scale modali come la Lidia e la dorica si prestano a formare accordi stabili fino alla 13ma altre si fermano prima. Questa mi sembra una visione un po' più semplificata dell'armonia ed anche molto funzionale per improvvisare su cambi armonici repentini come nel jazz

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          • #6
            Citazione da Gaabriieel Visualizza il messaggio
            Ciao ragazzi! Sto provando a studiare un po' di teoria musicale sul manuale di Stefano Lanza anche se, avendo 0 basi, a volte mi trovo completamente nel pallone. Ho iniziato da poco la parte sull'armonia e mi sono bloccato su questa parte relativa agli accordi:
            "Gli accordi fondamentali si possono presentare in diversi STATI o ASPETTI, cioè con diverse disposizioni delle note, che si distinguono per la cifratura degli intervalli che le formano. Si dicono accordi diretti quelli costituiti di intervalli dal basso tutti dispari, ossia di terze sovrapposte. Si dividono in 5 CLASSI secondo il numero di note che li formano".
            Gli stati e le classi sono due cose totalmente differenti? Riuscereste a spiegarmelo meglio? :(
            Mi pare un metodo un po' cervellotico. Rischi di creare solo confusione.

            Allora, l'armonia è come una torre di mattoni. Va tirata su un mattoncino alla volta.

            Premessa: diamo per scontato che tu abbia familiarità con gli intervalli. In caso contrario, prima di affrontare gli accordi, ti consiglio un minimo di "palestra" sugli intervalli.

            Inizia sul semplice. Parti dal concetto di triade, ossia fondamentale, 3° e 5°.
            Da lì cerca di prendere confidenza con tutti e 4 i tipi principali di triade (maggiore, minore, aumentata e diminuita).
            Cerca di raggiungere un livello di sicurezza tale da poter snocciolare tutte le triadi come le tabelline. Tipo, se dico F# A C devi dirmi al volo che accordo è, senza pensarci troppo.

            ​​​​​​Solo una volta che sei pratico puoi passare ai rivolti.

            A seconda di quale nota c'è al basso, un accordo può essere in stato fondamentale, primo rivolto o secondo rivolto.
            - S.F. Se al basso c'è la fondamentale
            - 1°R. Se al basso c'è la terza
            - 2°R se al basso c'è la quinta.
            Ogni rivolto ha il suo suono, le sue caratteristiche e il suo uso.
            Occhio che è la nota al basso che determina il rivolto, non le note al canto. Esempio: G C E, G E C sono entrambi secondi rivolti di C perché al basso c'è sempre il G. Semmai cambia il voicing e, quindi, il suono.

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