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[Impro] Pensare, immaginare, suonare

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  • #46
    Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

    Citazione da Shreddreamer
    Ero convinto d'averlo già scritto, invece me ne sono sempre scordato: "Grazie Doc per questa lezione illuminante". Di fatto, l'eliminazione di qualsiasi filtro (temporale o di rielaborazione mentale) tra il pensiero elaborato dalla mente e l'esecuzione della mano è l'obiettivo che voglio raggiungere nel mondo della musica.

    Ora, i miei limiti sono:
    - suonare per immagini, posizioni, e non per note e suoni.
    Per questo la tua lezione casca a fagiolo.
    - carenze tecniche, che mi impediscono di esprimere le mie idee.
    Per questo c'è poco da fare, esercizi a gogo.
    - carenze teoriche, spesso mi ritrovo a non sapere cosa stia suonando, o addirittura di non sapere cosa suonare.
    Per questo, tanta tanta teoria ed armonia.
    - carenze "uditive", all'ascolto di un brano non sono in grado di riconoscere la scala utilizzata, quale arpeggio è usato su tal accordo... fatico persino a trovare la tonalià di un brano.
    Sotto questo punto di vista non so bene come comportarmi... potrebbe aiutarmi trascrivere licks altrui, analizzando su quali accordi si sviluppano certe frasi?

    Ciao Shred. Sono molto contento che tu abbia gradito questa ormai antica lezione ;)
    Il lavoro da fare è molto e ci sono sicuramente moltissime modalità. Una che da dei grandissimi risultati è la VIS
    Visualizza, immagina, suona.
    Allenati a pensare una frase, poi immagini su che tasti suonerebbe e la suoni ESATTAMENTE (non barare anche se alla seconda nota sbagli) come l'hai immaginata.
    All'inizio si sbaglia sempre e molto.
    A questo punto NON cercare le note giuste, ma riparti da IMMAGINA e rifai la procedura.
    Sbaglierai 3-4-5 (50 anche all'inizio) volte ed il tuo orecchio avrà fatto un VERO lavoro in crescita e formazione.
    Fai la stessa cosa decine di volte, pensando frasi (o prendendone da pezzi che gradisci) e dacci dentro.
    Prendi temi semplici, di 3-4 note per cominciare...
    Dacci dentro qualche giorno poi ne riparliamo

    Thomas "Doc" Colasanti
    Meglio avere l'impressione di camminare poco, ma insieme... che avere l'illusione di camminare di più, ma soli (Padre Pancrazio)
    Dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo (Eugene Harvey)
    E’ impossibile stabilire dei rapporti di amore al di fuori della verità (Louis Lochet)

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    • #47
      Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

      Utilissimo, Grazie!!!

      Trarre il massimo risultato da questo esercizio, sarebbe il top per ogni chitarrista...assieme al fatto di poter suonare liberamente senza pensare, in modo che le cose ti vengano in automatico, senza stare sempre con il pensiero "in quale scala mi trovo, in quale modo, in quale penta"...

      La vera liberazione è questo per me.
      essuno si è mai sentito felice nel presente a meno che non fosse ubriaco.
      <br />Arthur Schopenhauer

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      • #48
        Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

        Posto questo video, anche se è una lezione di batteria, perché contiene degli esercizi che sono utili con qualsiasi tipo di strumento
        L'idea è quella di improvvisare una frase lunga una battuta, e nella battuta dopo ripetere esattamente la stessa frase. In modo di essere consapevoli di quello che si suona.
        Il tipo è Benny Greb, se non lo conoscete conoscetelo è un polistrumentista

        http://www.youtube.com/watch?v=8XI2aHSBTnU

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        • #49
          Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

          Citazione da ThomasDoc
          Ciao Shred. Sono molto contento che tu abbia gradito questa ormai antica lezione ;)
          Il lavoro da fare è molto e ci sono sicuramente moltissime modalità. Una che da dei grandissimi risultati è la VIS
          Visualizza, immagina, suona.
          Allenati a pensare una frase, poi immagini su che tasti suonerebbe e la suoni ESATTAMENTE (non barare anche se alla seconda nota sbagli) come l'hai immaginata.
          All'inizio si sbaglia sempre e molto.
          A questo punto NON cercare le note giuste, ma riparti da IMMAGINA e rifai la procedura.
          Sbaglierai 3-4-5 (50 anche all'inizio) volte ed il tuo orecchio avrà fatto un VERO lavoro in crescita e formazione.
          Fai la stessa cosa decine di volte, pensando frasi (o prendendone da pezzi che gradisci) e dacci dentro.
          Prendi temi semplici, di 3-4 note per cominciare...
          Dacci dentro qualche giorno poi ne riparliamo
          Doc ti adoro!
          Funziona davvero (anche se non mi ci sto impegnando molto, qualche risultato sta arrivando), il mio orecchio sta migliorando, riesco ad immaginare alcuni lick prima di suonarli (con tempi dilatati, ma è già un gran risultato).

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          • #50
            Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

            Ahaha!
            Facendo un po' di esperienza vedrai che botti
            Thomas "Doc" Colasanti
            Meglio avere l'impressione di camminare poco, ma insieme... che avere l'illusione di camminare di più, ma soli (Padre Pancrazio)
            Dobbiamo essere noi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo (Eugene Harvey)
            E’ impossibile stabilire dei rapporti di amore al di fuori della verità (Louis Lochet)

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            • #51
              Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

              essendo che mia figlia di un mese non la molla di urlare (ed è l'una passata) volevo dare un piccolo contributo sulla questione solismo (o quanto meno la strada che io ho seguito per saltarne fuori .... diciamo al limite della sopravvivenza, anche se di strada comunque devo ancora farne).
              L'improvvisazione consapevole è la bestia nera di chiunque voglia fare il gran balzo.
              Io son diversi anni che studio (che sbatto la testa più che altro) quasi esclusivamente questo argomento (in ambito jazzistico). Ho avuto comunque la fortuna di incontrare e studiare con un gran maestro dell'improvvisazione bassistica (allievo da lunga data di Matt Garrison), nonchè costruttore di ottimi strumenti.
              Il concetto citato dell'immaginare e poi suonare è alla base di tutto ed è complesso sino al punto in cui non ho chiaro l'altro concetto fondamentale che è la visualizzazione.
              Il grande sbattimento è che la nota ha diverse caratteristiche intrinseche: una tattile, una visiva ed una uditiva, poi il cervello di ciascuno le classifica con in proprio ordine di importanza.
              Io prediligo la visiva/tattile ma non sempre, e qui la necessità di avere quanto più possibile materiale visualizzabile in testa, come dire, una o più mappe. Se sono in un bosco e non ho una mappa (sapendola anche leggere) chiaramente mi perdo.
              Il percorso che io ho seguito innanzi tutto (tralasciando l'ovvio discorso della lettura e di saper la relazione tasto-nota) e stato l'attribuire degli schemi fissi iniziali sull'esecuzione delle scale, studiando molto (ma molto) bene i modi maggiori e soprattutto minori e le relative scale che si generano.
              Ho volutamente tralasciato un po' lo studio della scala minore armonica perchè per gusto personale la trovo un po' "vecchia", piuttosto ho lavorato parecchio sulle scale simmetriche che mescolate tra loro danno infinite possibilità di espressione e sull'uso dell'outside playing "geometrico" (un argomento pressochè infinito).
              Partendo poi dal presupposto che non si può saprere tutto ed è meglio aver pochi concetti ma ben chiari che averne 3000 e tutti sbarbagliati (a meno di non essere un professionista ed anche lì conoscendo personalmente...) mi è stato "inculcato" un metodo di analisi del solo secondo 5 elementi, molto utile in caso di black out mentale (il che puo sempre capitare) ovvero l'uso di:
              1) frammenti scalari/scale
              2) pentatoniche
              3) cromatismi
              4) intervalli più o meno ampi (io ho studiato "ossessivamente" i salti di 4^)
              5) accordi e rivolti
              6).... non definibile (pazzia, estro)
              Per cui l'analisi dei soli dei mostri sacri filtrato da questi elementi, fregando il più possibile.
              Sulla contemporaneità del pensare e suonare mi è stato molto utile il cantare (chiaramente a bassa voce) le frasi, i fraseggi.
              Non l'ho ancora capito, ma quando uno canta quello che vuole suonare, per un qualche fenomeno "neuronale" fa molta meno fatica e spesso saltan fuori anche delle figate inattese (probabilmente il cervello si attiva in maniera più efficace nel aprire i vari cassettini).
              Buonanotte (speriamo).
              Ibanez BTB 1306 Prestige, Wood&Tronics Chronos

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              • #52
                Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                secondo me il maestro in questa arte è stef burns =) ... magari ora mi arriveranno un sacco di messaggi con insulti perchè è un chitarrista che suona in italia e probabilmente nn è neanche tanto conosciuto però fidatevi quello che riesce ad esprimere lui con la sua chitarra e qualcosa di veramente eccezionale , oserei dire che riesce a farti vibrare il cuore con i suoi fraseggi ed in certi momenti sembra che tu gia sappia in anticipo la nota che eseguirà successivamente !!!! unico nel suo genere !!!! XD

                Commenta


                • #53
                  Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                  Citazione da salvo.burns
                  secondo me il maestro in questa arte è stef burns =) ... magari ora mi arriveranno un sacco di messaggi con insulti perchè è un chitarrista che suona in italia e probabilmente non è neanche tanto conosciuto però fidatevi quello che riesce ad esprimere lui con la sua chitarra e qualcosa di veramente eccezionale , oserei dire che riesce a farti vibrare il cuore con i suoi fraseggi ed in certi momenti sembra che tu gia sappia in anticipo la nota che eseguirà successivamente !!!! unico nel suo genere !!!! XD
                  Sembra che tu sappia in anticipo la nota che eseguirà successivamente perchè suona spesso fraseggi simili o uguali tra loro
                  niente da togliere comunque a questo chitarrista eccezionale, splendido anche come persona (ho avuto l'onore di conoscerlo di persona), e che comunque fa soprattutto del groove, del tocco e del suono la sua arma vincente!

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                  • #54
                    Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                    Citazione da ThomasDoc
                    Viste le continue richieste, ripropongo una lezione molto famosa del passato di MusicOff.
                    Sarà utile a molti per tirar fuori buona roba

                    Pensare, immaginare, suonare
                    Ma quando suoniamo, sia per improvvisare o per mettere le mani sulla chitarra, suoniamo il nostro solito licketto (o uno di altri) oppure le pensiamo le note che suoniamo?
                    Bella domanda eh! Ci siamo mai resi conto che la maggior parte delle volte ci troviamo ad essere prigionieri della chitarra e delle sue posizioni?
                    Se ad esempio dicessimo "Pensiamo ad una frase di poche note" (più semplice possibile) la prima cosa che facciamo solitamente è prendere in mano la nostra chitarra e cominciamo a suonare...
                    Fin qui tutto bene, diranno alcuni..... però avevamo detto di PENSARE non di suonare...
                    In questo modo alleniamo la nostra mente a pensare una "frase" (cosa che non facciamo mai di solito)!!!
                    Dopodiché suoniamo?
                    Eh no !!! =) Ora cerchiamo di IMMAGINARE dove si trova la posizione esatta sulla tastiera della chitarra di ogni singola nota che abbiamo pensato.
                    Dopo e solamente dopo prendiamo la nostra amata sei corde e cerchiamo di riprodurre fedelmente (inflessioni ed accenti inclusi) la frase che abbiamo precedentemente PENSATO e della quale abbiamo cercato di immaginare la posizione sulla chitarra.
                    All'inizio ci accorgeremo che passeranno molti secondi (anche dei minuti) tra pensare, immaginare e riprodurre fedelmente la nostra idea, ma non disperiamo!
                    Di certo si tratta di una pratica molto complessa e ad un primo approccio snervante, ma con la pratica si otterranno dei risultati che non avremmo mai neanche lontanamente immaginato e con una semplicità disarmante.
                    Ci vuole costanza e molto coraggio perché abbiamo a che fare con la chiave di volta dell'improvvisazione consapevole, ma se ci spremiamo a fondo possiamo cavarcela (anche se con molti sacrifici).
                    Alcuni potrebbero dire: "E' troppo difficile per farla".
                    Giustissimo, come abbiamo detto é complicatissimo come "training", ma abbiamo mai pensato che forse é così complesso perché "NON LO FACCIAMO MAI?"
                    La mente musicale di ognuno di noi (chi più, chi meno) é un po' come una macchina in rodaggio che all'inizio mostra alcuni problemi nel funzionare al massimo, ma con un po' di allenamento possiamo tranquillamente risvegliarci da questo "torpore" che ci attanaglia (lick e frasi fatte ).
                    L'obiettivo fondamentale nell'improvvisazione, ma anche nel suonare di tutti i giorni, è riuscire a rendere contemporaneo il pensare e suonare e farlo diventare automatico...
                    Questo per poter annullare ogni meccanicità quando si improvvisa, ma chiaramente, sono necessari dei metodi di studio adeguati per riuscire ad arrivare a questo punto.

                    Buon lavoro and "Stay Tuned"
                    Penso tu abbia centrato in pieno la problematica di tanti chitarristi che come me rischiano di diventare ripetitivi e monotoni con i loro lick.
                    Effettivamente io non riesco quasi mai al momento ad esprimere quello che ho in testa, ed è frustrante ,e quindi non ho mai la percezione esatta del lick che sto "improvvisando", a meno di studiarlo a tavolino. proverò senz'altro a fare questi esercizi, ma temo che per il momento uscirà un risultato inascoltabile

                    Commenta


                    • #55
                      Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                      Uao! Hai ragione, non ci si prova mai, o ci si prova poco, per paura di riuscire... Sarei curiosissima di vedere il video

                      Commenta


                      • #56
                        Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                        Citazione da ThomasDoc
                        Viste le continue richieste, ripropongo una lezione molto famosa del passato di MusicOff.
                        Sarà utile a molti per tirar fuori buona roba

                        Pensare, immaginare, suonare
                        Ma quando suoniamo, sia per improvvisare o per mettere le mani sulla chitarra, suoniamo il nostro solito licketto (o uno di altri) oppure le pensiamo le note che suoniamo?
                        Bella domanda eh! Ci siamo mai resi conto che la maggior parte delle volte ci troviamo ad essere prigionieri della chitarra e delle sue posizioni?
                        Se ad esempio dicessimo "Pensiamo ad una frase di poche note" (più semplice possibile) la prima cosa che facciamo solitamente è prendere in mano la nostra chitarra e cominciamo a suonare...
                        Fin qui tutto bene, diranno alcuni..... però avevamo detto di PENSARE non di suonare...
                        In questo modo alleniamo la nostra mente a pensare una "frase" (cosa che non facciamo mai di solito)!!!
                        Dopodiché suoniamo?
                        Eh no !!! =) Ora cerchiamo di IMMAGINARE dove si trova la posizione esatta sulla tastiera della chitarra di ogni singola nota che abbiamo pensato.
                        Dopo e solamente dopo prendiamo la nostra amata sei corde e cerchiamo di riprodurre fedelmente (inflessioni ed accenti inclusi) la frase che abbiamo precedentemente PENSATO e della quale abbiamo cercato di immaginare la posizione sulla chitarra.
                        All'inizio ci accorgeremo che passeranno molti secondi (anche dei minuti) tra pensare, immaginare e riprodurre fedelmente la nostra idea, ma non disperiamo!
                        Di certo si tratta di una pratica molto complessa e ad un primo approccio snervante, ma con la pratica si otterranno dei risultati che non avremmo mai neanche lontanamente immaginato e con una semplicità disarmante.
                        Ci vuole costanza e molto coraggio perché abbiamo a che fare con la chiave di volta dell'improvvisazione consapevole, ma se ci spremiamo a fondo possiamo cavarcela (anche se con molti sacrifici).
                        Alcuni potrebbero dire: "E' troppo difficile per farla".
                        Giustissimo, come abbiamo detto é complicatissimo come "training", ma abbiamo mai pensato che forse é così complesso perché "NON LO FACCIAMO MAI?"
                        La mente musicale di ognuno di noi (chi più, chi meno) é un po' come una macchina in rodaggio che all'inizio mostra alcuni problemi nel funzionare al massimo, ma con un po' di allenamento possiamo tranquillamente risvegliarci da questo "torpore" che ci attanaglia (lick e frasi fatte ).
                        L'obiettivo fondamentale nell'improvvisazione, ma anche nel suonare di tutti i giorni, è riuscire a rendere contemporaneo il pensare e suonare e farlo diventare automatico...
                        Questo per poter annullare ogni meccanicità quando si improvvisa, ma chiaramente, sono necessari dei metodi di studio adeguati per riuscire ad arrivare a questo punto.

                        Buon lavoro and "Stay Tuned"
                        che dire....e eccezionale quello che hai scritto ed è anche vero!!!
                        il vero problema è PENSARE!!! mi ci metto di impegno....spesso...mi succede ciò che hai scritto sopra,
                        e penso che i tuoi consigli siano l'unico modo per abbattere questo "muro"
                        e riuscire a rendere contemporaneo il pensare e suonare!!!
                        Buona Musica !!!

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                        • #57
                          Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                          Mi è difficile rispondere dato che la premessa di una "improvvisazione consapevole" l'ho sostituita da anni con " consapevolmente improvviso" . Infatti da alcuni anni mi sono convertito all'improvvisazione, ma quella che Derek Baley nel suo storico libro sull'improvvisazione musicale definisce "libera" e non quella che lui chiama "idiomatica". Per improvvisare in questo contesto ciò che mi guida è solo il suono e delle immagini mentali che cerco di esprimere con i suoni. Non ho vincoli di tempo, armonia, o altro. Sono focalizzato nel vivere l'immagine mentale sotto forma di suoni, Curioso che in molti casi escono performance che poi registrate e a posteriori presentano ad un'analisi struttura tempo armonia. Amo troppo ormai improvvisare che è in prati la forma di suonare che pratico nel 90% delle volte che prendo la chitarra, inoltre mi ha liberato da idee e preconcetti anche nell'uso dello strumento.
                          Pensare di seguire strutture armoniche, ritmiche, nell'improvvisazione è un fatto che appartiene ed è condizionata dall'idioma scelto. Se uno si limita a seguire l'idioma del blues svilupperà frasi nella struttura che lo caratterizza, così nel jazz o come come nell'improvvisazione organistica in termini ben più ampi.
                          Quindi per improvvisare e stimolare la creatività l'esperienza mi ha insegnato che seguire strutture, fare scale, esercizi su pattern, è una strada che complica l'improvvisazione non la facilità e alla fine ruba espressività e capacità di vivere con la mente ciò che si improvvisa.

                          Commenta


                          • #58
                            Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                            Citazione da Paoligno
                            essendo che mia figlia di un mese non la molla di urlare (ed è l'una passata) volevo dare un piccolo contributo sulla questione solismo (o quanto meno la strada che io ho seguito per saltarne fuori .... diciamo al limite della sopravvivenza, anche se di strada comunque devo ancora farne).
                            L'improvvisazione consapevole è la bestia nera di chiunque voglia fare il gran balzo.
                            Io son diversi anni che studio (che sbatto la testa più che altro) quasi esclusivamente questo argomento (in ambito jazzistico). Ho avuto comunque la fortuna di incontrare e studiare con un gran maestro dell'improvvisazione bassistica (allievo da lunga data di Matt Garrison), nonchè costruttore di ottimi strumenti.
                            Il concetto citato dell'immaginare e poi suonare è alla base di tutto ed è complesso sino al punto in cui non ho chiaro l'altro concetto fondamentale che è la visualizzazione.
                            Il grande sbattimento è che la nota ha diverse caratteristiche intrinseche: una tattile, una visiva ed una uditiva, poi il cervello di ciascuno le classifica con in proprio ordine di importanza.
                            Io prediligo la visiva/tattile ma non sempre, e qui la necessità di avere quanto più possibile materiale visualizzabile in testa, come dire, una o più mappe. Se sono in un bosco e non ho una mappa (sapendola anche leggere) chiaramente mi perdo.
                            Il percorso che io ho seguito innanzi tutto (tralasciando l'ovvio discorso della lettura e di saper la relazione tasto-nota) e stato l'attribuire degli schemi fissi iniziali sull'esecuzione delle scale, studiando molto (ma molto) bene i modi maggiori e soprattutto minori e le relative scale che si generano.
                            Ho volutamente tralasciato un po' lo studio della scala minore armonica perchè per gusto personale la trovo un po' "vecchia", piuttosto ho lavorato parecchio sulle scale simmetriche che mescolate tra loro danno infinite possibilità di espressione e sull'uso dell'outside playing "geometrico" (un argomento pressochè infinito).
                            Partendo poi dal presupposto che non si può saprere tutto ed è meglio aver pochi concetti ma ben chiari che averne 3000 e tutti sbarbagliati (a meno di non essere un professionista ed anche lì conoscendo personalmente...) mi è stato "inculcato" un metodo di analisi del solo secondo 5 elementi, molto utile in caso di black out mentale (il che puo sempre capitare) ovvero l'uso di:
                            1) frammenti scalari/scale
                            2) pentatoniche
                            3) cromatismi
                            4) intervalli più o meno ampi (io ho studiato "ossessivamente" i salti di 4^)
                            5) accordi e rivolti
                            6).... non definibile (pazzia, estro)
                            Per cui l'analisi dei soli dei mostri sacri filtrato da questi elementi, fregando il più possibile.
                            Sulla contemporaneità del pensare e suonare mi è stato molto utile il cantare (chiaramente a bassa voce) le frasi, i fraseggi.
                            Non l'ho ancora capito, ma quando uno canta quello che vuole suonare, per un qualche fenomeno "neuronale" fa molta meno fatica e spesso saltan fuori anche delle figate inattese (probabilmente il cervello si attiva in maniera più efficace nel aprire i vari cassettini).
                            Buonanotte (speriamo).
                            reputo interessante quanto appena letto, riflettevo sul fatto che dopo tanti anni non conosco ancora la chitarra, eppure riesco a costruirne partendo dal solo legno, poi abbandono per una decina d'anni per dedicarmi allo studio dell'elettronica, costruisco pedalini ed effetti vari, ampli a valvole, poi torno sulla chitarra. ok strimpello ma mi piacerebbe intraprendere un percorso efficace per imparare. Leggo scale simmetriche, outside playing geometrico... datemi qualche dritta, di che si tratta? grazie

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                            • #59
                              Re: [Impro] Pensare, immaginare, suonare

                              GRANDE THOMAS !!! finalmente ho trovato uno che segue la mia stessa linea di pensiero

                              figurati che quando compongo evito accuratamente di non toccare lo strumento per non farmi condizionare, purtroppo lo studio ti condiziona per quanto ne riguarda le diteggiature (che sono una mano santa sopratutto per noi chitarristi) ma in ambito poi creativo sono una vera costrizione.
                              In nessuna scuola di musica ho mai sentito dire questa cosa, ci devi arrivare da solo

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