http://www.youtube.com/v/GznGADeuHws&rel=1Sai Maestro pure il cielo si è scordato di invecchiare
nelle imprese avvelenate di un eroe
solo spilli luminosi che trafiggono le nubi
sulle ombre che non cambiano colore
nella terra di arlecchino non si smette di pregare
in ginocchio per paura di pensare
nel ricordo di un impero già domato nel passato
battezzato da un sovrano spodestato
con le voci illuminate dai tuoi monti di cristallo
si avviarono le danze dei pagani
sopra i legni logorati di un profeta pugnalato
si nutrivano le tarme del bestiame
quelle teste rotolate cominciarono a cercare
nuovi miti per poter imprigionare
le coscienze rivoltate nella breccia di un concetto
svalutato col tribuno consacrato
dal cilindro venne fuori un principio d’astrazione
la leggenda travestita da nazione
gli invitati alle merende mescolavano le carte
per spartirsi le miniere del potere
incollarono tra loro chi da sempre troppo ostili
confinanti si bruciavano i cortili
quando pare dall’inferno, prima ancora di morire,
gli ispirati recitassero poesie
un romantico romanzo scritto a mano con il sangue
già strappato nelle pagine più chiare
un sudario sfilacciato sopra un campo di rifiuti
sfugge al vento che gli soffoca i colori
dopo il regno e il dittatore, il disegno spolverato
dei patrizi assatanati sempre in branco
la repubblica fondata su una “cosa tutta nostra”
garantita da uno sponsor spudorato
sai Maestro questo è solo il mio sfogo personale
son parole che non cambiano gli eventi,
la miseria della mente non sta solo nel castello
c’è la fila dietro al carro del massone
non ti puoi voltar di spalle neanche agli occhi di un parente
che rimpiangi pure il gesto di caino
una sagra di sciacalli pronti a darsi per due lire
sopra i fiori calpestati in via del campo
Vorrei tanto se mi ascolti tu potessi salutare
chi ci ha reso eredi eterni di speranza
quelle api solitarie che pungevano il tritolo
cancellate da una sorte senza miele
troppo in fretta abbandonate dai ricordi di un paese
col pensiero incatenato a fine mese
e non smette di dormire se non piangono i giullari
giustiziati per un canto fuori coro
e se ho sempre confinato ciò che scrivono i vangeli
tra le fiabe che distraggono i bambini
solo adesso recepisco quella candida intuizione
seppellita nella gelida ragione
non mi resta che versare le mie ultime illusioni
sul conforto di quell’essere supremo
ma già sento in questo salmo, tra le note del mio piano,
chi davvero l’avrà nominato invano