White_Noise
MusicOff Member
Feedback Mercatino:
( 2)
MusicOffilo affezionato
OfflineEtà: 28
Posts: 356
|
 |
« il: 21 Gennaio 2010, 22:15:06 » |
|
Premessa Migliaia di volte si discute di metal, nu-metal, post-metal senza cognizione di causa. Lo si fa perché oggi, purtroppo, la forma conta più della sostanza. Si litiga per giorni sul fatto che il metal sia morto o su come i gruppi si copino a vicenda, senza tentare nemmeno di salvare il salvabile, cercando, nel marasma di totale apatia creativa (innegabile), un barlume di speranza. Il punto è che c'è un solo, enorme, eterno linguaggio: il rock. A fini sociali e culturali è importante distinguere i Rage Against the Machine dagli Emperor, ma non lo è ai fini prettamente contenutistici, dove, come comune denominatore, abbiamo un sound dirompente, spesso eccentricità armonica e, quasi sempre, un riffing spietato a farla da padrone. I Nevermore, dai bassifondi dell'underground statunitense spuntano come un'alba inattesa. Ancora oggi, grazie a una notorietà soltanto recente, la band riesce a farsi sentire e a "raccattare" fan in giro per il mondo: musicisti e non stanchi della solita pappa preconfezionata e desiderosi di qualcosa di forte. Qualcosa di vero. Qualcosa di tremendamente, inesorabilmente, assolutamente folle.
Violenza? Si, grazie! "Dreaming neon Black" si presenta come un "concept" album intenso e per certi versi "rude", nel quale, attraverso un linguaggio del tutto oscurantista e "brutale" si presentano le angoscianti avventure psicologiche di un uomo sull'orlo della pazzia dopo la perdita della sua amata (peraltro, si tratta di un concept tratto dalla storia del vocalist, Warrel Dane, ndr). E' importante questa piccola introduzione in quanto musicalità e testi, per una volta, vanno a braccetto per tutta la durata del disco, alternando inquietudine, malinconia e rabbia. Prima di approfondire, è bene fare una piccola premessa: il disco non è registrato al massimo delle possibilità, con chitarre un po' impastate nei frangenti in cui si sarebbero potuti apprezzare pregevoli accordi aperti e alterati e con frequenze medio-basse mal gestite, che generano fastidiose risonanze nei riff più ossessivi. Questa premessa non vuole essere un "brutto preavviso"; scriverla qui significa lasciare spazio alle lodi da questo momento in poi, sperando di donare a questo capolavoro l'attenzione che merita.
Il disco parte subito senza pietà con Beyond Within, che segue un brevissimo intro dove si possono ascoltare inconfondibili rumori da sala operatoria (il disco, ironicamente, inizia con la fine, ndr). Il brano è "spietato", animato da un riffing dissonante e ossessivo. Warrel Dane trasmette da subito la solita ansia, stavolta un po' sopra le righe, che accompagnerà le linee vocali per tutta la durata dell'opera. A metà canzone un piccolo "release" consente di riprendersi un attimo dall'impatto devastante del brano, dando una sorta di "anticipo" su quelle che saranno le parti più introspettive e gelide dell'album. The Death of Passion è un travolgente mid-tempo, con una sezione ritmica in cui il groove la fa da padrone, tra un riffing chitarristico molto complesso e un arrangiamento di batteria del tutto dinamico e travolgente. La parte solistica proposta è al confine tra il melodico e il malsano. I am the Dog mantiene il tenore sullo stesso livello del brano precedente, con un mid-tempo ridondante e linee vocali al limite del sopportabile tanta è l'intensità e l'anti-melodicità proposta. Con Dreaming Neon Black abbiamo il primo picco emozionale dell'album. Un morbido e malinconico giro armonico di chitarra acustica da il via a un viaggio nella mente del nostro disperato protagonista che non ci lascia scelta: occorre chiudere gli occhi e farsi travolgere. Curioso è il modo con cui le melodie della canzone si alternino tra oscurità e speranza. Il ritornello è quasi doom. Peraltro, una potente voce femminile sostiene il nostro Warrel nelle parti centrali, dove si ascolta per la prima volta il ridondante e onirico giro armonico che più avanti chiuderà il brano lasciandoci "piacevolmente insoddisfatti". Vietato lasciarsi ingannare dall'intro di Deconstruction, che comunque non lascia presagire "nulla di buono". Questo brano è quasi una cavalcata, un salto indietro nel trash e nel presente/futuro con un riffing minimale e cacofonico, quasi Slayeriano. Naturalmente, il vocalist non si lascia scappare l'occasione di arrangiare a modo suo anche questo mattone. A dir poco folle la parentesi con chitarra classica centrale, del tutto visionaria e psichedelica, seguita da un assolo dotato delle stesse peculiarità. The Fault of the Flesh è un pezzo ambiguo, molto aggressivo sul nascere, con aperture "melodiche" malate che si alternano a dissonanze, parti parlate e soli particolarmente evocativi. Il secondo picco (o precipizio) emozionale lo si tocca senza dubbio con la sconvolgente The Lotus Eaters, una sorta di ballad dai connotati angoscianti e ossessivi, con un arpeggio di basso molto melodico e opprimente, accompagnato da liriche e arrangiamenti vocali assolutamente azzeccati e superlativi, forse tra i migliori mai ascoltati dal buon vecchio Dane. Indimenticabile è e sarà l'invocazione a "gesù nostro signore" nella parte del ritornello, in cui il nostro protagonista chiede "perché?" rivolto al firmamento, sostenuto da un muro sonoro e da armonie travolgenti. Poison God Machine è uno dei pezzi più riusciti in assoluto della band, dove (idealmetne) si possono risentire alcuni "passaggi" di "The Politcs of Ecstasy" e dove abbiamo una sorta di "profezia" che ci lascia presagire ciò che poi è accaduto qualche anno dopo con la loro punta di diamante... Riffing splendido, violento e complesso, apostrofato egregiamente da una linea vocale molto incisiva, da una sezione ritmica mai eccessiva e da una "pungente" apertura melodica centrale, che accompagna l'assolo. All Play Dead si presenta come un pezzo molto lento, praticamente doom, con la classica armonia tetra che la fa da padrone in tutta la storia del gruppo, dove vediamo parti piuttosto pesanti alternarsi a momenti di "calma" avvolgente. Una piccola "sfuriata" centrale ci ricorda che stiamo ascoltando un disco metal. Si rimane più o meno sullo stesso piano con Cenotaph, che comunque si presenta come un altra bella perla nella storia dei "maipiù". Ancora un arpeggio piuttosto angosciante nello stile della suddetta "The Lotus Eaters" e ancora una melodicità cupa, stavolta sempre sull'orlo di un'armonicizzazione che, volenti o nolenti, non arriva mai, lasciando un devastante senso di incompletezza che conduce inevitabilmente alla drammatica traccia che segue... No More Will, come suggerisce il titolo, è difatti un altro bel momento "forte" del disco. L'introduzione, quasi medievale, lascia spazio al piacevole suono di due chitarre classiche che si intrecciano fino ad "esplodere", sonoramente e melodicamente nei venti secondi che precedono il cantato, che da soli valgono TUTTO il disco. Una melodia quasi impercettibile (maledetta registrazione) sorretta da un giro armonico morbido e triste, con una sezione ritmica da brividi. Il brano si evolve sostanzialmetne a ritmi contenuti, trascinando la nostra storia e l'ascoltatore verso l'inevitabile e prossimo epilogo... Tocca a Forever chiudere il disco. Soltanto una chitarra e un basso dal suono pulito e acquoso, con un pattern minimalista e angosciante a livelli inverosimili che si ripete all'infinito fungono da sostegno per un impareggiabile Warrel Dane, come al solito grande protagonista del lavoro. Si tratta di due minuti di pura follia e malinconia incontrollabile, dove il nostro protagonista, probabilmente, prende un'irrimediabile decisione...A voi scoprire quale... Emblematico il fatto che il "brano", se così si può definire, si concluda con il titolo del disco, prima che un lunghissimo silenzio sveli qualcosa di breve e inquietante, che è possibile udire soltanto con un po' di pazienza...Naturalmente, lascio questo punto "oscuro"...
Se non ce l'hai sei un pazzo "Dreaming Neon Black" è un disco spesso male interpretato, a volte sottovalutato a volte semplicemente ignorato. Si tratta, a mio avviso di una pietra miliare nella storia del rock-metal moderno. I Nevermore si sono sempre distinti per stile e originalità (questo è oggettivo) e al di la dei gusti personali sarebbe un insulto alla nostra cultura rock ignorare un lavoro del genere, che sarà pure registrato "malino" e che non è di certo accessibile, ma, sicuramente, rappresenta un'alternativa al "nulla cosmico" degli ultimo 15/20 anni.
E siccome è giusto contestualizzare, riflettete bene sul fatto che se "The Politics of Ecstasy", il primo "vero" disco dei Nevermore, risultava di difficile somatizzazione (come è di fatto), "DNB" rappresenta un coraggioso passo in avanti, del tutto riuscito, grazie alla sopraggiunta di una ballad come "The Lotus Eaters", di un "must" per completezza come "Poison God Machine" o di una disperata creazione come l'omonima "Dreaming Neon Black"...
Lode ai Nevermore, dunque, fin troppo sottovalutati a oltre vent'anni dalla loro nascita e consacrazione...Sono complessi? Si, certo. Sono anche criptici...Sono presuntuosi, a volte, spesso eccentrici (fin troppo), quasi sempre schiavi del proprio linguaggio. Ma non necessariamente, nel suddetto "nulla cosmico" tutto questo è un difetto. Poi potremmo aggiungere che un paio d'anni dopo gli stessi baldi giovani si presentano con una capolavoro senza tempo in qualche modo "annunciato" tra le indecifrabili righe di "DNB" che ha cambiato la vita a innumerevoli musicisti...ma questa è un'altra storia. Che a breve, ovviamente, racconteremo.
ANNO? 1999
PRODOTTO DA? Century Media
LINE-UP? Warrel Dane - Vocals Tim Calvert - Guitars Jeff Loomis - Guitars Jim Sheppard - Bass Van Williams - Drum
TRACKLIST? 01 - Ophidian 02 - Beyond Within 03 - The Death Of Passion 04 - I Am The Dog 05 - Dreaming Neon Black 06 - Deconstruction 07 - The Fault Of The Flesh 08 - The Lotus Eaters 09 - Poison God Machine 10 - All Play Dead 11 - Cenotaph 12 - No More will 13 - Forever
VOTO? 8.5/10
|